Descrizione
Star Wars
Un mito cinematografico trasformato in reliquia contemporanea
Star Wars è un’opera in cui Cristian Bertolotto trasforma una delle mitologie visive più potenti della cultura contemporanea in una scultura di forte intensità simbolica.
L’Artista prende l’universo iconografico legato alla celebre saga cinematografica e lo reinterpreta attraverso plastica riciclata termoformata e accartocciata manualmente, evocando l’aspetto di un manifesto vissuto, piegato, manipolato, quasi sopravvissuto al tempo.
L’opera non rappresenta il mito.
Ne mostra la materia dopo il mito.
Per riferimento culturale alla saga cinematografica:
https://www.starwars.com
Dal culto visivo al corpo scultoreo
Il gesto che struttura l’opera è lo stesso che accompagna la vita di un poster o di un’immagine da parete: piegare, arrotolare, stropicciare, conservare, riaprire.
Bertolotto blocca questo ciclo naturale dell’immagine e lo cristallizza.
Ciò che era superficie bidimensionale diventa corpo.
L’immagine non è più solo da guardare: è da attraversare con lo sguardo, seguendo pieghe, tensioni e deformazioni.
Infanzia, mito e memoria collettiva
La saga di Star Wars appartiene a un territorio emotivo che unisce infanzia, crescita e formazione immaginativa. Non è solo cinema: è racconto fondativo contemporaneo.
Proprio per questo Bertolotto sceglie questo soggetto: rappresenta una mitologia moderna, condivisa, sedimentata nella memoria visiva globale.
Ma nella versione accartocciata dell’opera, l’epica si incrina.
I volti, i personaggi e le scene si spezzano in frammenti plastici, come ricordi che riaffiorano deformati.
L’immagine sopravvive, ma non è più intatta.
È memoria fisica.
L’immagine come pelle culturale
La superficie dell’opera sembra avere una pelle.
Le pieghe non distruggono l’immagine, la trasformano.
Ogni piega registra un gesto, ogni torsione un contatto, ogni tensione una pressione.
L’immagine cinematografica, nata per essere perfetta e riproducibile, diventa fragile, irripetibile, quasi organica.
Plastica riciclata: scelta etica e linguaggio formale
L’opera è realizzata interamente in plastica riciclata termoformata a mano.
La scelta del materiale è parte integrante del significato: il supporto industriale viene sottratto al ciclo dello scarto e reinserito in una nuova narrazione visiva e concettuale.
Approfondimento sul riciclo della plastica:
https://plasticseurope.org/sustainability/circularity/recycling/
La plastica non viene nascosta. Rimane visibile, lucida, viva.
La materia industriale diventa forma unica.
Un mito globale riletto dall’arte
Star Wars è una mitologia visiva globale. Bertolotto non la celebra né la demolisce: la ricontestualizza.
La trasforma in un oggetto archeologico del presente, in una reliquia pop capace di raccontare non solo ciò che abbiamo amato, ma ciò che il tempo fa alle immagini.
Il manifesto diventa fossile culturale.
Il valore della frattura
Le pieghe, le fratture visive e le deformazioni non sono errori: sono il linguaggio dell’opera.
Un riferimento concettuale è il principio giapponese del kintsugi, l’arte che valorizza le fratture invece di nasconderle:
Ciò che sarebbe considerato deterioramento diventa memoria visibile.
Pezzo unico: contro la serialità dell’immagine
L’opera è un pezzo unico, firmato e datato.
Ogni piega è irripetibile, come un’impronta digitale.
Un’immagine nata per essere replicata all’infinito diventa testimonianza individuale.
La cultura di massa si trasforma in gesto singolare.
Una scultura che parla di noi
Questa opera parla di memoria, di immagini che ci hanno formato, di miti che attraversano gli anni e le generazioni.
Ma parla anche di tempo, consumo visivo e trasformazione.
Guardandola, si ha la sensazione che l’immagine abbia vissuto.
Non è più solo rappresentazione.
È traccia.









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