Dal 23 maggio al 14 giugno 2026, Cristian Bertolotto ha partecipato alla mostra collettiva “Green Light”, ospitata nei nuovi spazi espositivi del Circolo degli Artisti di Torino, nella palazzina di corso San Maurizio 6, ai piedi della Mole Antonelliana.

La mostra, inaugurata sabato 23 maggio, ha accompagnato la riapertura al pubblico di un luogo rimasto a lungo chiuso e custodito nella memoria della città. Insieme a Cristian Bertolotto hanno esposto Mirco Andreis e Marco Barucci, tre artisti differenti per linguaggio, materiali e ricerca, ma accomunati dalla volontà di interrogare il rapporto tra essere umano, memoria e scorrere del tempo.

Circolo degli Artisti di Torino

Green Light: una capsula del tempo tra passato e futuro

“Green Light” è stata concepita come un percorso partecipato e immersivo, capace di rallentare simbolicamente il tempo e di trasformare lo spazio espositivo in una sorta di capsula temporale.

Le opere non sono state presentate come semplici esercizi estetici, ma come messaggi rivolti a un interlocutore futuro. Frammenti della realtà contemporanea, tracce della condizione umana e materiali segnati dal tempo sono stati raccolti e custoditi all’interno della mostra, come se tutto ciò che appartiene al presente fosse già diventato memoria.

In un’epoca dominata dalla velocità, dalla produzione continua di immagini e dall’effimerità delle esperienze, “Green Light” ha proposto un momento di sospensione. La mostra ha invitato il visitatore a fermarsi, a osservare e a riconoscere nelle opere sensazioni, paure e desideri che appartengono all’essere umano di oggi, ma che potrebbero continuare a parlare anche all’uomo di domani.

La luce verde che dà il titolo alla mostra ha attraversato simbolicamente l’intero progetto. Un segnale di apertura e di passaggio, ma anche un cono luminoso nel quale passato, presente e futuro potevano incontrarsi. Una luce associata alla possibilità di procedere, alla rinascita di uno spazio e, allo stesso tempo, a quei sogni che continuano a rimanere difficili da raggiungere e da trattenere.

Le opere esposte da Cristian Bertolotto

Per “Green Light”, Cristian Bertolotto ha presentato tre opere appartenenti alla serie dedicata alla figura umana e una coppia di dischi in argilla.

“Human AI 1”

Human AI 1 è realizzata in gesso e calchi di circuiti stampati PCB. L’opera mette in relazione la presenza fisica dell’essere umano con le strutture artificiali attraverso le quali vengono conservati, elaborati e trasmessi dati e informazioni.

Il bianco del gesso richiama il calco, la traccia e il reperto, mentre gli elementi elettronici rimandano a una memoria tecnologica sempre più integrata nella vita quotidiana. Il corpo umano appare così come una testimonianza archeologica del presente: una figura sospesa tra identità biologica e costruzione digitale.

Human AI 1

“Human Rusty 1”

In Human Rusty 1, l’argilla nera arrugginita dialoga con la presenza degli ingranaggi. La superficie sembra aver attraversato un lungo processo di corrosione, rendendo visibili gli effetti del tempo e della trasformazione.

La ruggine non è soltanto un elemento estetico, ma diventa parte del significato dell’opera. Indica il deterioramento della materia, l’azione dell’ambiente e la fragilità dei sistemi costruiti dall’uomo. Gli ingranaggi suggeriscono un organismo meccanico che continua a muoversi oppure che, dopo aver funzionato a lungo, è ormai diventato un reperto.

Human Rusty 1

“Human Golden”

Human Golden è realizzata in argilla nera dorata in terzo fuoco e ingranaggi. La doratura introduce un elemento prezioso e quasi rituale, in contrasto con la componente industriale e meccanica dell’opera.

La figura umana viene trasformata in un’icona contemporanea, nella quale il valore simbolico dell’oro convive con la rigidità degli ingranaggi. L’opera riflette sul desiderio di perfezione, sulla ricerca di eternità e sul tentativo dell’uomo di attribuire un valore permanente a ciò che, per sua natura, è destinato a cambiare.

“I dischi da 45 giri”

Cristian Bertolotto ha inoltre esposto una coppia di dischi da 45 giri realizzati in argilla autoindurente, arrugginiti ed erosi.

Oggetti originariamente destinati a conservare e riprodurre il suono sono stati trasformati in presenze silenziose, consumate dalla materia e dal tempo. La loro funzione è ormai impossibile, ma rimane riconoscibile la forma di un supporto che, per generazioni, ha custodito musica, voci e ricordi.

I dischi diventano così metafore della memoria: testimonianze fragili, deformate e parzialmente cancellate, ma ancora capaci di evocare ciò che non può più essere ascoltato.

Tre artisti custodi di una coscienza comune

Cristian Bertolotto, Mirco Andreis e Marco Barucci hanno agito come custodi di una coscienza condivisa, affidando alle proprie opere frammenti di un’umanità osservata attraverso tre linguaggi differenti.

Mirco Andreis ha portato nella mostra una ricerca nella quale la meccanica, la materia e l’immaginazione si incontrano. Marco Barucci ha sviluppato il proprio intervento attraverso una pittura legata alla natura e alla persistenza della vita. Cristian Bertolotto ha indagato l’essere umano nella sua relazione con la tecnologia, il deterioramento, la trasformazione della materia e il trascorrere del tempo.

Le differenti ricerche non sono state accostate per creare un’unica interpretazione, ma per costruire un dialogo. Ogni artista ha depositato all’interno della mostra una propria testimonianza, contribuendo alla formazione di un archivio ideale dedicato alla condizione contemporanea.

La performance inaugurale e l’apertura della porta

L’inaugurazione del 23 maggio 2026 non si è limitata alla tradizionale apertura di una mostra. L’ingresso nella palazzina è stato trasformato in una vera e propria azione scenica e performativa, pensata per accompagnare il pubblico all’interno della “capsula del tempo”.

Mirco Andreis, Marco Barucci e Cristian Bertolotto hanno realizzato scenograficamente una grande porta blindata dall’aspetto industriale, caratterizzata da ingranaggi, molle, circuiti, tubazioni, superfici ossidate e dal neon verticale con la scritta “Green Light”.

La porta non rappresentava soltanto l’accesso fisico allo spazio espositivo. Era una soglia narrativa tra l’esterno e un ambiente rimasto nascosto per anni, tra il ritmo della città e il tempo sospeso della mostra. L’apertura scenica ha assunto il significato di un rito: il pubblico è stato invitato a oltrepassare una barriera e a entrare in un luogo nel quale la normale percezione temporale veniva rallentata.

La luce verde e la nebbia che avvolgevano l’ingresso contribuivano a creare l’impressione di una macchina riattivata dopo un lungo periodo di inattività. La palazzina stessa diventava parte dell’opera, come uno scrigno finalmente aperto e restituito alla città.

La performance ha quindi coinciso con un doppio gesto: l’inaugurazione della mostra e la rinascita pubblica di uno spazio storico del Circolo degli Artisti. Non soltanto un recupero architettonico, ma un atto culturale attraverso il quale memoria, arte contemporanea e vita urbana sono tornate a incontrarsi.

Il ritorno di uno spazio storico nel cuore di Torino

La mostra ha segnato la riapertura della piccola palazzina situata all’angolo tra corso San Maurizio e via Rossini, di fronte alla sede storica del Circolo degli Artisti.

Dopo anni di chiusura, l’edificio ha ritrovato una funzione pubblica e culturale, diventando un nuovo ambiente destinato a esposizioni, incontri e progettualità artistiche contemporanee. La posizione ai piedi della Mole Antonelliana ha reso questa riapertura particolarmente significativa, restituendo vita a un frammento prezioso del centro di Torino.

“Green Light” ha rappresentato quindi non soltanto una mostra, ma il primo capitolo di una nuova fase: un segnale acceso nel cuore della città e un invito a ricominciare a osservare il presente con maggiore attenzione.

Rassegna stampa e approfondimenti

Sguardi su Torino – “Il Circolo degli Artisti raddoppia i propri spazi e inaugura la nuova sede con Green Light”
Mostra Green Light

TorinoFree.it – “Torino, il Circolo degli Artisti riapre con la mostra Green Light”
Mostra Green Light

Il Torinese – articolo dedicato alla riapertura della Giardiniera e alla mostra Green Light
Mostra Green Light

Torino Cronaca – “Green Light” al Circolo degli Artisti: una nuova casa per l’arte contemporanea

Mostra Green Light

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